di Giuseppina DANIELE
Sociologa e Counselor a Mediazione Corporea
Parleremo di alcune possibilità di inserire nel lavoro di counseling le tecniche espressive mediate dall'uso dei materiali, ci riferiremo ad alcune esperienze specifiche del lavoro con adulti e con bambini, tenendo conto che ne parliamo in riferimento all’aiuto che talvolta ci possono dare in situazioni nelle quali ci sembra difficile procedere nel lavoro con gli usuali strumenti.
Infatti l’uso dell’espressività grafico pittorica attiene ad un area di intervento specifica, quella dell'arteterapia che necessita di una formazione specifica e di particolari sistemi di riferimento teorici. Affronteremo invece il tema di come il processo creativo possa talvolta aggirare e aiutarci a superare nodi specifici, importanti e complessi, che talvolta possono incontrarsi in un percorso di evoluzione personale. Inoltre nel lavoro con i bambini è di fatto parte integrante del percorso, insieme al gioco ed è utile per il consulente sperimentarsi su un canale espressivo diverso dalle parole, avere in qualche misura dimestichezza con la gioia del creare, dell’inventare, del realizzare qualcosa che diventa reale davanti a noi, che ci rappresenta in tre dimensioni meglio e in modo più immediato di quanto avremmo saputo fare raccontandoci.
Il lavoro espressivo alimenta le componenti immaginative nutre il nostro mondo interno e ci connette con il procedere per simboli dei sogni e delle fantasie, arricchisce questa importante componente della nostra salute mentale.
Lowen scrive che come esseri incarnati ci alimentiamo di aria di cibo e di fantasie, e tutte queste parti vanno considerate con lo stesso rispetto, la nostra espansione e la nostra piena realizzazione dipende in uguale misura dall’apporto che nella nostra vita diamo con ognuna di queste parti, talvolta la sofferenza si manifesta con un impoverimento di una o più di questi componenti, respiriamo in modo più piccolo di quello che potremmo e penalizziamo così il nostro essere nel mondo ad occupare lo spazio che ci spetta, rimpiccioliamo il nostro mondo interno, lo rendiamo sterile e ripetitivo e ci neghiamo la speranza portata dai sogni.
Un bambino sofferente non sa giocare ed un adulto sofferente non sa più di poter creare, che poi è il gioco dei grandi.
In questo senso parliamo del materiale come oggetto d’incontro con l’altro come occasione di riscoprire un linguaggio comune fatto di simboli interni e di relazionalità.